http://www.guidaestetica.it/articoli/effetto-botox-con-il-veleno-dapi
Il veleno d'api ha un costo di 300 euro al grammo. Foto: wikipedia.it
Sono sempre
più le star, ma anche le persone comuni, che cercano di evitare
interventi invasivi per apparire più giovani. Alcune operazioni,
infatti, bloccano in parte l'espressività del viso e non conferiscono un
aspetto naturale. Il
veleno d'api,
invece, sembra essere una delle ultime risposte che arrivano dal Brasile
per rallentare l'invecchiamento cutaneo attraverso trattamenti non
invasivi. Fra le star di Hollywood è conosciuto con il nome di
botox naturale che, utilizzato sotto forma di crema o maschera, sembra poter
ridurre le rughe
del viso, facendo riacquistare alla pelle tono, elasticità e
morbidezza. Fra elogi e perplessità, nonostante il prezzo non alla
portata di tutti, il veleno d'api continua a riscuotere un grande
successo.
L’ingrediente base: la melitina
Il veleno delle api, solitamente utilizzato da questi insetti per
difendere il proprio alveare anche a costo della vita, promette di
contrastare l'invecchiamento della pelle. Oltre a contenere miele e
polline, questa sostanza racchiude un ingrediente "miracoloso" chiamato
melitina,
un amminoacido con proprietà antinfiammatorie presente nel veleno delle
api. È a causa della melitina che si attiva una reazione naturale
quando si spalma il veleno sulla pelle del viso. Questa sostanza,
infatti, provocherebbe un aumento del flusso sanguigno e di conseguenza
una maggiore produzione di collagene ed elastina, due proteine già
presenti nel nostro corpo che tuttavia diminuiscono con l'età, causando
l'invecchiamento cutaneo. Naturalmente il prodotto non può essere usato
da quell'1% circa della popolazione che è allergico alle punture e
quindi al veleno di questi insetti.
A scoprire questa reazione sulla pelle del veleno d'api è un ricercatore e apicoltore brasiliano,
Ciro Protta, che promette di aver trovato il segreto capace di "ingannare la pelle" e ringiovanirla.
Il 'veleno' italiano
Le star internazionali che si sono convertite al prezioso veleno sono
tante, da Gwyneth Paltrow a Kylie Minogue, ma sono ben poche le persone
che possono permettersi le maschere al veleno d'api che possono
raggiungere il costo di 300 euro al grammo. Tuttavia esistono
alternative più economiche, fra cui la crema italiana
Beelight,
fornita dall'omonima azienda di Urbino che propone una crema al veleno
d’api al prezzo di circa 90 euro per 50 ml. Il prodotto è a base di
ingredienti naturali e biologici e, per la difficoltà di estrazione del
veleno, la produzione è limitata ed è solamente disponibile online.
Beelight spiega a Guidaestetica.it l'efficacia del suo prodotto tramite le parole di
Giampiero Girolomoni,
professore ordinario di dermatologia all'Università di Verona: "Gli
studi condotti dagli esperti dimostrano che già dopo alcune settimane la
pelle tende a stendersi, le rughe di espressione si addolciscono e
l’effetto distensivo del volto appare più visibile".
Il costo della 'spremitura'
L'alto prezzo dei prodotti a base di veleno d'api è giustificato
dalle migliaia di api che servono per produrre un grammo di questa
sostanza. Secondo quanto affermano le imprese produttrici, la raccolta
del veleno non sarebbe dannosa per questi insetti, che non vengono
uccisi ma momentaneamente privati del loro veleno. Le api sono costrette
attraverso "scariche elettriche a bassa tensione, a estroflettere il
pungiglione e quindi a emettere il veleno. Utilizzando un apposito
telaio collegato a un dispositivo elettrico gli apicoltori ottengono la
deposizione del veleno su una lastra di vetro senza che il pungiglione
rimanga conficcato nel sovrastante telo di nylon. Una volta essiccato
sulla lastra il veleno viene raschiato e conservato sotto forma di
cristalli" spiega Girolomoni.
L'utilizzo di tecniche non letali è un dettaglio molto importante, in
quanto le api sono responsabili dell'impollinazione dei fiori e quindi
dell'equilibrio naturale del pianeta. A causa dei cambiamenti climatici e
dell’inquinamento, il numero di questi preziosi insetti è
drammaticamente diminuito negli ultimi decenni. Tanto sono importanti le
api per la sopravvivenza dell’uomo che l’Unione europea ha approvato
quest'anno una normativa "salva-api" che durante due anni vieterà
l’utilizzo di neonicotinoidi, pesticidi pericolosi per la vita di questi
insetti.
Autore: Paola Giura
il veleno di ape potrebbe uccidere il virus HIV che provoca l'AIDS e cellule cancerose
http://www.apicolturaonline.it/feraboli3.htm
APITERAPIA
Le proprietà curative del veleno d'api hanno una tradizione
lontanissima. Nell'antico Egitto molte malattie venivano curate con i
prodotti dell'alveare . Trattamenti simili sono stati riportati da
Plinio e Galeno . Carlomagno ed Ivan il terribile , che soffrivano di
problemi articolari , furono curati con il veleno d'api.
Likomskiy nel 1864 e Terc nel 1888 pubblicarono i primi studi clinici
sull'influenza delle punture d'api sulle patologie reumatiche.
Comunque l'impiego dell' apiterapia nella cura delle patologie
reumatiche iniziò soltanto nei primi anni del novecento e rapidamente si
diffuse in Europa. In America fu il dottor Beck di New York che diffuse
questo metodo di cura attraverso una sua ancora attuale monografia
pubblicata nel 1934.
In questi ultimi anni stiamo assistendo ad un rinnovato interesse verso
l'apiterapia grazie all'impegno di alcuni medici americani quali il
dottor Saine , Broadmann , Cherbuliez ed altri ancora.
Nonostante tutto , questa terapia ha avuto il suo periodo di declino :
infatti nella maggior parte dei testi classici di reumatologia essa è
considerata un metodo di scarsa efficacia , ammettendo però il suo
effetto come terapia istaminica e la sua efficacia antiinfiammatoria.
La causa di questo declino va ricercata nelle eccessive aspettative
riversate in questa metodica e la sua troppo vasta diffusione senza che
vi fossero esatte indicazioni terapeutiche . La conseguente poca
credibilità di questo metodo è dovuta al fatto che mentre le ricerche
cliniche e farmacologiche si sono svolte in laboratori con un rigore
altamente scientifico , le ricerche cliniche sono state condotte , da
una parte , con un entusiasmo quasi mistico e , dall'altra parte , da un
gruppo di medici che credevano ciecamente nelle forze "naturali"
presenti nel veleno d'ape. Inoltre molti prodotti terapeutici contenenti
il veleno d'ape hanno molto spesso uno scopo esclusivamente commerciale
contenendo una imprecisata e infinitesimale quantità di principio
attivo di irrilevante significato terapeutico.
Se vogliamo ottenere una significativa valutazione dell'efficacia
terapeutica del veleno , non dobbiamo considerarlo una panacea per ogni
tipo di malattia reumatica , ma piuttosto un efficace coadiuvante del
trattamento classico di queste patologie.
Le più importanti componenti del veleno , come abbiamo visto prima, sono l'istamina , la lecitinasi e la ialuronidasi.
L'istamina provoca dolore locale , edema, aumento dell'afflusso
sanguigno ed agisce come un potente antiinfiammatorio. La
vasodilatazione da essa provocata avviene per via riflessa , attraverso
il sistema nervoso , anche nei tessuti profondi e può esercitare una
influenza favorevole sulle infiammazioni croniche aumentando il
metabolismo tissutale ed eliminando i prodotti dannosi
dell'infiammazione.
La lecitinasi trasforma la lecitina in isolecitina (fosfolipasi B) che
ha uno spiccato effetto emolitico distruggendo i globuli rossi ed altre
cellule dei tessuti e partecipa all'azione fibrinolitica caratteristica
del veleno d'api.
La ialuronidasi agisce come un fattore di diffusione del veleno , sciogliendo l'acido ialuronico del tessuto connettivo.
Altre sostanze proteiche presenti nel veleno hanno caratteristiche
antigeniche e stimolano in questo modo le reazioni di difesa del sistema
immunitario.
A quale di tutti questi fattori sia da attribuire l'effetto curativo del veleno d'api resta un mistero.
Generalmente nel punto in cui si viene punti da un imenottero si forma
una piccola tumefazione di colore rosso , pruriginosa e calda che
persiste per alcune ore o per alcuni giorni.
Reazioni più violente sono caratterizzate da un gonfiore più esteso che può interessare anche un intero arto.
In alcuni pazienti si associano effetti collaterali quali dolori in
altre articolazioni ed in altre parti del sistema muscolo scheletrico ,
affaticamento, tumefazione generalizzata a tutto il corpo, cefalea ,
nausea e vomito , caduta della pressione sanguigna , aumento della
temperatura corporea.
Queste reazioni non alterano l'efficacia terapeutica del veleno e non
sono considerate un ostacolo al proseguimento della terapia , che potrà
continuare utilizzando dosaggi di veleno inferiori a quello che ha
scatenato l'effetto indesiderato.
L'intervallo ottimale fra una serie di punture e l'altra è di 5-7 giorni.
Le indicazioni al trattamento sono :
- le patologie reumatiche ( artrosi , artrite reumatoide , gotta, fibromialgia ... )
- tendiniti
- neuropatie periferiche
- eresipela
- nefrite
- idropisia
- lombalgia , cervicalgia , sciatalgia
- sclerosi multipla
Dove si punge ? Si punge generalmente sulle zone
dolenti utilizzando l'ape viva applicata più volte , con l ' ausilio di
una retina finissima per estrarre il pungiglione, oppure più api fino ad
un massimo di 30 punture.
La durata della terapia varia da un minimo di una seduta fino ad un
massimo di alcuni mesi , come nel caso dei pazienti affetti da sclerosi
multipla.
Ricerche sull'efficacia della terapia con veleno
d'api.
L'unico modo di convincere gli increduli e gli scettici sull'efficacia
terapeutica del veleno d'api è di sperimentare questo prodotto su
diverse patologie.
Negli ultimi vent'anni sono state eseguite numerose ricerche
utilizzando modelli animali . Nei ratti , ad esempio , sono state
iniettate nelle articolazioni degli arti sostanze per indurre lo
sviluppo di processi infiammatori ; è stata quindi valutata l'efficacia
del veleno d'api e del placebo nel ridurre o prevenire l'infiammazione.
Una di queste ricerche , condotta da Y.Chang e M. Bliven nel 1979 ,
verificò come il veleno non soltanto riducesse l'infiammazione , ma
anche riuscisse a prevenire lo sviluppo dell'artrite nel ratto.
Lorenzette , Fortenberry e Busby avevano ottenuto gli stessi risultati nel 1972 .
Queste ricerche sono state avvalorate dallo studio di Eiseman , Von
Bredow e Alvares che nel 1981 dimostrarono come il veleno (somministrato
giornalmente ai ratti per 24 giorni ) ha la capacità di sopprimere ma
non di eliminare l'infiammazione artritica degli arti posteriori di
questi animali.
Vick ed altri suoi collaboratori studiarono nel 1975 l'eficacia di
questa terapia su alcuni cani affetti da artrosi dell'anca , trovando
che la capacità di movimento di questi animali aumentava del 70%
rispetto al gruppo di controllo.
Nel 1992 nel New Jersey fu condotto il primo studio sull'uomo . Un
gruppo di 108 soggetti affetti da artrosi , in cui le terapie
tradizionali avevano fallito, furono trattati con il veleno d'api due
volte alla settimana per un periodo di dieci settimane .
Non furono registrate complicazioni e la maggior parte dei soggetti
mostrò un significativo miglioramento della sintomatologia dolorosa.
Nonostante questi incoraggianti risultati sono necessarie ulteriori
ricerche , in special modo sull'uomo , prima che la comunità medica
scientifica possa accettare il veleno d'api come un trattamento per
l'artrite e per altre patologie in cui trova indicazione.
Esempi di trattamento
Artrosi di ginocchio
| Lombalgia |

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prodotti dal veleno di ape
in visuale il famoso pungiglione dell'ape