lunedì 25 gennaio 2010

l'insetticida IMIDACLOPRID causa di morte dell'Ape Mellifera

 L'imidacloprid è un insetticida che fa capo alla classe dei cloronicotinici neonicotinoidi.
E' un composto bis-eterociclico alogenato strutturalmente simile alla nicotina da cui differisce per geometria, dimmensione e la presenza di un gruppo nitrilimminico. Puo' assumere diverse forme cristalline variando le sue proprieta' cromatiche e il PF.
E' un insetticida di ultima generazione, dato l'ampissimo spettro d'azione sugli insetti, a cui l'Ape Mellifera appartiene. La molecola imidacloprid è un inibitore irreversibile del recettore nicotinico dell'acetilcolina (Ach) degli insetti, mentre è meno attivo per quello dei mammiferi.
L'imidacloprid ha importanti ripercussioni sulla fauna acquatica in quanto concentrazioni al limite della rivelabilita' sono in grado di uccidere diverse specie di crostacei e di alghe. Importante è anche la tossicita' su diverse specie di volatili. Grosse quantita' di imidacloprid risultano essere tossiche per l'uomo, che causano una stimolazione simpatica con associate iperglicemia, neutrofilia, agitazione psichica seguita da depressione respiratoria
DL 50 orale: ng/ape 5,4 - DL 50 contatto: ng/ape 6,7

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dotti ghiandolari nell'Ape Mellifera

Fotografia della sezione di testa dell'ape, eseguita al microscopio confocale, presso il dipartimento DIBIO dell'Universita' di Genova in Italia (giugno 2008)
La sezione immersa in resina sintetica è stata trattata con Blu di toluidina, evidenziando con la metacromasia componenti cellulari diversi appartenenti all'ape.
Al centro della fotografia cellule ghiandolari bianco azzurrognolo si dispongono in due agglomerati, dai quali partono due grossi dotti di colore Blu con la funzione di raccogliere il secreto ghiandolare, che confluiscono in un unico dotto, assumendo nell'insieme la forma di una grossa V di colore blu.
Inferiormente ai dotti ghiandolari si dispone una sezione dell'occhio composto, in cui si osservano le singole lenti anucleate dei singoli ommatidi.
Al di sopra delle cellule ghiandolari e lateralmente a destra di esse, un agglomerato di cellule bianco opache rappresenta del tessuto muscolare liscio.
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la metafase nel ciclo cellulare dell'Ape Mellifera

Fotografia della sezione di testa dell'ape, eseguita al microscopio confocale, presso il dipartimento DIBIO dell'Universita' di Genova in Italia (giugno 2008).
La sezione immersa in resina sintetica è stata trattata con Blu di toluidina, evidenziando con la metacromasia delle cellule ghiandolari, in cui si osserva un esteso reticolo endoplasmatico dall'aspetto multivescicolare, presente in tutto il corpo cellulare.
Due cellule ghiandolari presentano nuclei con cromosomi posti in parallello tra loro ed in modo simmetrico, ricordando la disposizione dei cromosomi su un piano equatoriale della cellula durante la metafase del ciclo cellulare.
Le cellule ghiandolari in metafase indicano un incremento della popolazione cellulare specifica, caratterizzata da una maggiore produzione di pappa reale da fornire alla regina per il suo sostentamento: in effetti la ricerca eseguita riguardava api operaie prelevate all'interno dell'alveare che svolgevano il compito di nutrire l'ape regina
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domenica 24 gennaio 2010

fuco: il maschio dell'ape

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Dalla primavera all'inizio dell'estate nascono le api maschio, dette fuchi. Provengono da uova non fecondate (sono quindi aploidi, in quanto le loro cellule contengono un solo cromosoma per ogni tipo, e non una coppia). Piu' grossi delle operaie, sono pero' sprovvisti di pungiglione. I fuchi non partecipano al lavoro dell'alveare. Non possono nutrirsi da soli per via della ligula troppo corta, e dipendono interamente, per il sostentamento, dalle operaie. Escono dall'alveare raggruppandosi talvolta in luoghi lontani.
Il loro ruolo è strettamente limitato alla fecondazione delle giovani regine durante il volo nunziale. Quelli che riescono ad accoppiarsi muoiono poco tempo dopo. Quanto agli altri, le operaie smettono di nutrirli alla fine dell'estate ed essi, sempre piu' deboli man mano che l'autunno si avvicina, finiscono per essere spietatamente scacciati dall'alveare, e muoiono di sfinimento o di freddo.

ape operaia

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L'ape operaia è una femmina sterile, ed un alveare puo' contenere dalle 30.000 alle 80.000 operaie. L'ape operaia si presenta piu' piccola rispetto agli altri membri della colonia (fuchi e regina), i suoi apparati riproduttivi seppur presenti sono atrofizzati, solo in caso di orfanita' della regina possono riattivarsi e produrre uova non fecondate e quindi aploidi (si generano solo maschi). All'uscita dall'uovo l'ape operaia è cieca e viene nutrita nei primi tre giorni con pappa reale; in seguito per altri tre giorni l'operaia viene nutrita con miele e polline per poi affrontare la sua metamorfosi in una cella dell'alveare. Il ciclo di vita dell'ape operaia raggiunge i 65 giorni nel periodo primavera-estate; mentre raggiunge i 90-120 giorni durante il periodo autunno-inverno, con una vita media dell'ape operaia di 35 giorni.
Fino all'eta' di 21 giorni l'ape operaia non esce dall'alveare, e svolge le seguenti funzioni:
- pulizia favi ed alveari
- produzione di pappa reale dalle loro ghiandole ipofaringee
- sviluppo di ghiandole per produrre cera e costruire i favi
- trasporto del cibo ricevuto dalle bottinatrici, per collocarlo nei favi
- vigilanza all'entrata dell'alveare per impedire il passaggio di altre api provenienti da altri alveari
- generazione di una corrente d'aria per deidratare il nettare
Dopo 21 giorni si atrofizzano le ghiandole cerigene dell'ape opereaia, che esce dall'alveare per diventare bottinatrice, per svolgere le seguenti funzioni:
- raccoglitrici di nettare
- raccoglitrici di polline
- raccoglitrici di propoli
- raccoglitrici di acqua
Diverse parti dell'apparato boccale sono molto sviluppate con una ligula molto larga che le permette di prendere il nettare; inoltre l'ape operaia ha la vista molto sviluppata e nella sua zampa posteriore una piccola cavita' chiamata cestella le permette di traspostare il polline e il propoli (resina delle piante).

l'Ape Regina


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La regina è unica nella sua colonia, ed è di fondamentale importanza per la sua gestione. Generalmente provvede a deporre le uova a ritmo continuo consentendo un continuo ricambio di api, permettendo la crescita della colonia. Geneticamente la regina ha lo stesso corredo cromosomico delle api operaie (diploide), ma viene nutrita sin dalla nascita di pappa reale: questa superalimentazione la porta a crescere considerevolmente rispetto alle api operaie (18-22 mm). Il compito della regina, di vitale importanza per la sopravvivenza della colonia, è la ovodeposizione continua: essa depone circa 3.000 uova al giorno per 5 anni. La regina viene fecondata dai maschi della colonia (ma anche di quelle vicine) una sola volta nella sua vita, durante il cosidetto volo nunziale, che deve svolgersi non oltre il ventesimo giorno di vita: se non si accopia entro tale periodo, rimane sterile e deporra' uova che daranno solo maschi. La regina non ha un pungilione velenoso: il suo pungiglione e' tramutato in una specie di piccola lama (lo spadino reale), con il quale provvede ad uccidere le regine appena nate nella sua colonia, per ottenerne la supremazia. La regina è di vitale importanza nella funzione regolatrice della colonia: infatti grazie alla sua produzione di feromoni, spinge le altre api a svolgere determinati compiti come la pulizia e l'igene della colonia, la protezione da nemici esterni, la raccolta del nettare e del polline; tutti questi compiti essenziali per la colonia avvengono sotto stimolo chimico dell'ape regina.

Il genoma dell'Ape Mellifera


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L'Ape Mellifera è una specie aplo-diploide in quanto il maschio è aploide, derivante da uova non fecondate e la femmina è diploide, derivante da uova fecondate. Il corredo cromosomico è 2n=32 ed i maschi, quindi, sono portatori del solo corredo n=16 di derivazione materna. La determinazione aplo-diploide del sesso, caratteristica nelle formiche, vespe ed api, sarebbe particolarmente favorevole all'evoluzione sociale.
Le madri e le figlie hanno in comune 1/2 dei geni, le sorelle ne hanno i 3/4; conseguentemente, le figlie (le future api operaie) risultano meglio predisposte ad aiutare la madre (ape regina) a prolificare, inibendo in esse il processo di prolificazione, favorendo la nascita di individui che per i 3/4 hanno il loro medesimo codice genetico. Sarebbe questa una spiegazione del perche' negli Imenotteri sociali (a cui l'ape appartiene), i maschi non sono socializzati (vengono utilizzati solo per l'accopiamento), mentre lo sono negli Isotteri, i cui maschi sono invece diploidi. Negli Imenotteri, infatti, i maschi e le loro figlie hanno in comune 1/2 dei geni ereditati, i maschi e le loro sorelle e fratelli solamente 1/4 dei geni. Nello sviluppo di una giovane ape operaia e ape regina, si determinano meccanismi ormonali e ambientali, nutrizionali e feromonici, che attivano l'espressione genica specifica della casta (regina o operaia). Le femmine di Ape Mellifera, cominciano la loro eistenza come larve bipotenziali, con la capacita' di formarsi nella morfologia ed anatomia di entrambe le caste, quelle delle operaie o quelle delle regine (polifenismo). La differenza dell'espressione genica porterebbe alle differenze morfo-anatomiche e funzionali. Il genoma dell'Ape Mellifera corrisponde ad un decimo di quello dell'uomo, ed è costituito da 300.000 coppie di basi nucleotidiche di A/T e G/C. L'ideogramma rappresenta la lunghezza dei singoli cromosomi, e le bande in blu a diversa intensita' indicano la percenuale di eterocromatina presente nei singoli cromosomi durante la profase del ciclo cellulare. Il cariotipo dell'ape è rappresentato inferiormente all'ideogranmma, ed è stato esguito con la tecnica FISH.

sabato 23 gennaio 2010

ommatidi dell'Ape Mellifera


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Fotografia di sezione della testa di ape, immersa in resina sintetica, eseguita al microscopio confocale, presso il dipartimento DIBIO dell'Universita' di Genova in Italia (luglio 2008).
In una ricerca immunoistochimica per evidenziare l'acetilcolina (Ach) nei tessuti dell'ape, si osserva una sezione dell'occhio composto delimitata perificamente da una struttura nastriforme nera di melanina nera.
Inferiormente alla sezione dell'occhio composto si osservano vari singoli ommatidi trasparenti in cui la lente è ben distinguibile

Ocello dell'Ape Mellifera

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Fotografia di sezione della testa di ape, immersa in resina sintetica, eseguita al microscopio confocale presso il dipartimento DIBIO dell'Universita' di Genova in Italia (giugno 2008).
La colorazione con DAPI evidenzia i nuclei delle cellule presenti nei tessuti di sezione, determinando una colorazione bianco lucente. L'ocello si presenta con la forma di un grosso bottone grigio azzurro rovesciato: una parte risulta sfaldata, mettendo in visuale nuclei appartenenti a neuroni di stazioni visive ocellari sottostanti. La presenza di una vasta zona illuminescente localizzata sotto l'ocello, corrisponde ad una consistente presenza di cellule di una probabile ulteriore stazione neuronale della via visiva ocellare. L'ocello è delimitato perificamente da un struttura nastriforme nera di chitina, corrispondente all'esoscheletro dell'ape.
Gli ocelli nell'ape sono tre, localizzati nella regione superiore della testa: sono composti da una cornea, da una porzione sottostante rifrangente, e da due o quattro neuroni fotorecettori; a differenza degli occhi composti, gli ocelli non percepiscono le immagini, bensi' reagiscono all'intensita' della luce e percepiscono la luce polarizzata. Questa proprieta' è di fondamentale importanza per l'orientamento, in quanto la luce polarizzata permette all'ape di individuare la posizione del sole anche in condizioni di nuvolosita'.

venerdì 22 gennaio 2010

la Serotonina: un neurotrasmettitore presente nelle sinapsi della via nervosa visiva nell'ape


Fotografia di sezione della testa di ape in paraffina, eseguita al microscopio confocale, presso il dipartimento DIBIO dell'Universita' di Genova in Italia (gennaio 2009).
La Serotonina (formula chimica sopra esposta) è un neurotrasmettitore presente nelle sinapsi della via visiva (nervo ottico), in particolari situazioni comportamentali dell'ape, come ad esempio dopo l'assunzione gradita di zucchero. La ricerca della molecola Serotonina o 5-HT avviene con metodo immunoistochimico: una Ig (immunoglobulina) di coniglio denominata Serotonina Rabbit, riconosce come antigene il neurotrasmettitore 5-HT; un'antimmunoglobulina animale (in genere di maiale), denominata Antirabbit TRITC, riconosce come antigene l'Ig di coniglio legata alla molecola di Serotonina; il complesso 5-HT/Serotonina Rabbit/Antirabbit TRITC, determina in fluorescenza una colorazione rosso chiara intensa, indicando la presenza del neurotrasmettitore.
Si osserva inferiormente un fascio di fibre nervose corrispondenti agli assoni dei fotorecettori uscenti dagli ommatidi dell'occhio composto, a cui segue la formazione del nervo ottico, corrispondente a neuroni intercalanti che caratterizzano una particolare fenestratura del nervo.

neuroni intercalanti lungo la via visiva (nervo ottico)

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Fotografia di sezione della testa di ape, immersa in resina, eseguita al microscopio confocale nel dipartimento DIBIO dell'Universita' di Genova in Italia (ottobre 2008).
La colorazione con DAPI evidenzia i nuclei delle cellule presenti nei tessuti di sezione, che assumono una colorazione bianco lucente.
Superiormente a sinistra, i grossi nuclei rappresentano il tessuto ghiandolare sopracerebrale.
Inferiormente si evidenzia l'occhio composto, che perificamente è delimitato da un sottile strato nastriforme di melanina nera.
Si prolunga dall'occhio una moltitudine di neuroni intercalanti comunicanti tra loro tramite un neurotrasmettitore, trasportando informazioni visive provenienti dai neuroni fotorecettori, costituenti la prima stazione della via visiva che prende il nome di nervo ottico.

Il nervo ottico nell'Ape Mellifera

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Fotografia di sezione della testa di ape, immersa in resina sintetica, eseguita al microscopio confocale nel dipartimento DIBIO dell'Universita di Genova in Italia (ottobre 2008).
La colorazione DAPI mette in evidenza i nuclei delle cellule presenti nei tessuti di sezione, che assumono una colorazione bianco lucente.
Inferiormente il tessuto con piccoli nuclei corrisponde al muscolare liscio, separato in parte da una lacuna emolinfatica luminescente (causata dai nuclei dei leucociti) con i tessuti limitrofi. Superiormente alla lacuna emolinfatica si costituisce del tessuto ghiandolare (sopracerebrale) dal grosso nucleo, che si organizza a delimitare due dotti ghiandolari circolari.
A destra dell'immagine si evidenzia la sezione dell'occhio composto, con uno strato luminescente opaco di cellule bipolari (stazione neuronale della via ottica); perificamente l'occhio composto presenta un leggero strato nastriforme di melenina nera.
Dall'occhio composto si prolunga il nervo ottico, che trasporta informazioni visive dai fotorecettori (prima stazione della via nervosa) presenti nei singoli ommatidi. I nuclei presenti lungo il nervo ottico rappresentano neuroni intercalanti lungo la via.

tessuti dell'Ape Mellifera

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Fotografia di sezione della testa di ape, immersa in resina sintetica, eseguita al microscopio confocale presso il dipartimento DIBIO dell'Universita' di Genova in Italia (ottobre 2008). La colorazione con DAPI (4',6-diamidino-2-phenylindole,dihydrochloride) evidenzia i nuclei delle cellule presenti in sezione, che assumono una colorazione bianco lucente.
I grossi nuclei corrispondono alle cellule ghiandolari sopracerebrali che si organizzano a delimitare un dotto ghiandolare di forma circolare. Vicino al tessuto ghiandolare, si pone un tessuto costituito da cellule con piccolo nucleo, corrispondente a tessuto muscolare liscio (mononucleato).

Cellule ghiandolari dell'Ape Mellifera


Fotografia di tessuto ghiandolare sopracerebrale nella testa dell'ape trattato con Blu di toluidina, eseguita al microscopio ottico nel dipartimento DIBIO dell'Universita' di Genova in Italia (giugno 2008).
La metacromasia determinata dalla toluidina, caratterizza le cellule ghiandolari che si presentano voluminose: il reticolo endoplasmatico è ben rappresentato dall'aspetto vescicolare; le formazioni puntiformi nere rappresentano il mRNA messagero che indica la sintesi di una proteina.
Nelle cellule inferiori si osservano due apparati del Golgi, in cui si evidenziano le cisterne allungate. Una cellula inferiormente presenta un nucleo con cromosomi in metafase del ciclo cellulare; superiormente in un'altra cellula il nucleo presenta i cromosomi in modo non simmetrico, indicando la profase del ciclo cellulare.
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giovedì 21 gennaio 2010

anatomia dell'Ape Mellifera


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Le antenne sono costituite da scapo, pedicello e flagello, quest'ultimo contiene numerose fossette olfattive: 1600 nell'ape regina, 2400 nell'ape operaia e 1000 nel maschio o fuco. L'apparato boccale è lambente succhiante (con glosse labiali), che permette di aspirare il nettare che viene portato nello stomaco mellifico (una dilatazione dell'esofago) dove il nettare subisce una trasformazione chimico fisica trasformandosi in miele. Due ghiandole mandibolari producono nelle operaie pappa reale e cera, nel maschio sono atrofizzate, ma nella regina sono molto sviluppate e producono il feromone, sostanza chimica di coesione della colonia di api. Le zampe si suddividono in anteriore o protoracica, media o mesotoracica ed in una posteriore o metatoracica, quest'ultima presenta una cavita' nella larga tibia chiamata cestella, utilizzata dall'ape per accumulare il polline. L'apparato digerente è costituito da faringe, esofago, ingluvie, proventricolo che si apre nell'ingluvie con una valvola, con la funzione quando è necessario di impedire al miele il passaggio oltre il tubo digerente. Lo stomaco è costituito da cellule epiteliali deputate alla secrezione dei succhi digestivi, per la digestione e assorbimento delle sostanze ingerite. L'intestino posteriore si suddivide in tenue e retto; il tenue si collega allo stomaco tramite la valvola pilorica e riceve nel primo tratto lo sbocco di circa 100 tubi malpighiani lunghi e contorti, deputati all'espulsione dei cataboliti; il retto è costituito dall'ampolla rettale per l'emissione delle feci in volo. L'apparato respiratorio possiede 10 paia di stigmi distribuiti nella regione pleurale, toracica e dell'addome, determinando l'ape mellifera una specie olopneustica. Il sistema nervoso è costituito dal cervello e da gangli nervosi connessi tra loro; sono presenti neuroni aassociativi, bipolari e neuroni con recettori nicotinici, muscarinici, per il GABA, per Serotonina e FMRFamide. L'apparato circolatorio è un sistema vascolare-lacunare; il vaso dorsale (costituito da fibre muscolari e longitudinali) si presenta differenziato nella prima parte dell'addome dove si forma il cuore costituito da 4-5 camere, ognuna dotata di valvola per regolare il flusso dell'emolinfa ricca di sali e nutrienti e componenti cellulari. Il pungiglione si trova all'estremita' distale dell'addome dell'ape operaia e consiste in un ovopositore modificato, dotato di una ghiandola a secrezione acida ed alcalina.

lunedì 18 gennaio 2010

NMR del cervello dell'Ape Mellifera


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Il NMR del cervello permette di non sezionare l'Ape Mellifera
Definizioni anatomiche
NMR fig A e fig schematica C:
- le grosse formazioni arcuate bilaterali corrispondono agli occhi composti
- le piccole formazioni arcuate corrispondono alla lamina e midollo
- le piccole formazioni peduncolate vicino alla lamina e midollo  corrispondono alle lobule
- lungo la linea mediana superiormente si trova il lobo ocellare medio, corrispondente ad una forma di grossa sfera
- limitrofi alla linea mediana, inferiormente al lobo ocellare medio, si trovano le regioni alfa, corrispondenti alla formazione di due piccole sfere (lobi sotto calici)
- limitrofi alla linea mediana ed inferiormente alle regioni alfa, si trovano i lobi olfattivi, corrispondenti alla formazione di sfere di media grandezza
NMR fig B e figura schematica D:
oltre alle definizioni prima elencate si aggiungono
- i due lobi ocellari laterali, posti vicino a quello medio
- i quattro calici (laterali e medi), costituenti i corpi fungiformi (importanti centri d'integrazione sensoriale)
- le regioni beta poste inferiormente ai calici

3D del cervello dell'Ape Mellifera


Il cervello dell'Ape Mellifera è costituito da un insieme organizzativo proveniente da quattro gangli nervosi. Le informazioni sensoriali vengono avviate nei centri di integrazione sensoriale corrispondenti ai corpi fungiformi, che elaborano le informazioni per dare risposte specifiche

Definizione anatomica del cervello:
-occhio composto destro e sinistro: formazioni arcuate di colore marrone scuro
- lobo ottico (lamina,midollo e lobula destri e sinistri): formazioni di colore giallo
-calici mediani (due) e calici laterali (due) destri e sinistri: a forma di calice di colore rosso carminio
-regioni sotto calici: formazioni globose di colore rosa
-lobi olfattivi destro e sinistro: formazione globose di colore verde chiaro e scuro
-tubercoli ottici: formazioni di colore azzurro
-lobi ocellari, due laterali (destro e sinistro) e uno mediano di colore rosa chiaro e grigio
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L'ommatidio: elemento base dell'occhio composto dell'ape

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L'occhio composto è basato sulla ripetizione di numerose unita' individuali chiamate ommatidi. Ciascun ommatidio somiglia ad uno stemma semplice: possiede una lente cuticolare sovrapposta ad un cono cristallino, in rapporto con 6-10 neurorecettori (che ricevono informazioni visive dai due precedenti comparti) chiamati cellule retiniche allungate, dato che si mettono in contatto tra di loro lungo un'asse longitudinale chiamato rabdoma, mentre fuoriescono alla base dell'ommatidio i singoli assoni dei neurorecettori, che insieme a quelli uscenti dagli altri ommatidi formano il nervo ottico che raggiunge nel cervello i centri d'integrazione sensoriale: i corpi fungiformi, in cui prevalgono famosi neuroni denominati cellule Kenion.
Ogni singolo ommatidio è indipendente dall'altro nell'occhio composto, grazie alla presenza isolante di cellule pigmentate; ogni ommatidio percepisce informazioni visive diverse rispetto a quelli limitrofi e la sommatoria delle singole informazioni di ogni ommatidio rispecchia l'intero quadro visivo.

domenica 17 gennaio 2010

Una particolare pigmentazione nell'occhio dell'ape


Fotografia eseguita al microscopio confocale nel dipartimento DIBIO dell'Universita' di Genova, ottobre 2008. La sezione della testa dell'Ape Mellifera evidenzia l'occhio composto: le strutture filamentose prevalentemente grigio scure e parallele, corrispondono a singoli ommatidi dell'occhio. La parte esterna dell'occhio presenta un leggerissimo strato nastriforme di colore nero corrispondente a melanina nera. La parte interna dell'occhio presenta superiormente uno strato rosso viola di un altro tipo di melanina (denominata rossa). Le due melanine hanno diverso significato funzionale, inerente alla funzione dell'occhio e alle risposte ambientali.

L'editing RNA A to I: una strategia evolutiva per ottenere piu' subunita' di recettori nicotinici dell'ape


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Grazie a questo tipo di editing del RNA che si integra con lo splicing alternativo, l'Ape Mellifera è in grado di produrre ben 11 subunita' per i suoi recettori nicotinici (nAchRs), determinando una probabilita' elevata di variabili nAchRs corrispondenti (a 5 subunita') a cinque elevato all'undicesima.
Nell'Ape Mellifera sei residui di Adenosina vengono sottoposti a editing RNA A to I nello svolgersi del suo ciclo vitale per massimizzare le sue attivita' funzionali: ad esempio i nAchRs presenti nei corpi fungiformi e nei glomeruli olfattivi hanno risposte diverse con il neurotrasmettitore Ach.
In realta' i vari nAchRs dell'ape sono dotati di poche subunita' alfa 7  non recettive, come per l'uomo, al neonicotinoide Imidacloprid.
Tramite un enzima deaminasi l'adenosina viene trasformata in inosina.

Una visuale della subunita' alfa 7

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Si evidenziano le subunita' alfa 7 di un recettore nicotinico (AchR). Le subunita' alfa 7 presenti nell'uomo ed ape hanno sequenze aminoacidiche molto conservate, legate all'espressione genica che non si è geneticamente modificata durante la divergenza nell'evoluzione degli organismi animali, ed ereditata da un unico genitore ancestrale. Il sito di legame con l'Ach (acetilcolina), si trova nell'interfaccia tra la subunita' alfa e non-alfa. La cavita' (che occupa l'Ach) presente nella subunita' alfa 7 viene denominata Sito Principale, ed e' formata da tre anse della subunita' denominate A - B - C. La cavita' (che occupa l'Ach) presente nella subunita' non-alfa viene denominata Sito Complementare delimitato da anse denominate D - E - F. Alcuni aminoacidi presenti nella cavita' sono conservati.

Aminoacidi conservati Sito Principale
loop A: Triptofano 86 - Tirosina 93
loop B: Triptofano 149 - Tirosina 151
loop c: Tirosina 190 - Cisteina 192 - Cisteina 193 - Tirosina 198

Aminoacidi conservati Sito Complementare
ciclo D: Tirosina 55 - Triptofano 57
loop E: variabile
loop F: Aspartato

mercoledì 13 gennaio 2010

Le subunita' alfa 7 dell'ape importanti nella ricerca tossicologica

Sezioni di testa di ape immersa in resina sintetica, osservata al microscopio confocale nel diparetimento DIBIO dell'Universita' di Genova in Italia, novembre 2008.

Fotografia sinistra: rappresenta la base (costituita da chitina) dell'antenna cerebrale sinistra (la parte dell'antenna dell'ape che entra nella testa); la regione inferiore forellata indica il passaggio di vie nervose. La sezione è stata trattata con il veleno alfa-bungarotossina (legata alla proteina fluoresceina), che occupa le subunita' alfa 7  nei recettori nicotinici (nAchRs) dell'ape  al posto dell'acetilcolina (Ach), generando una colorazione verde intensa data dalla fluoresceina, dimostrando una consistente presenza di nAchRs con subunita' alfa 7.
Quindi l'alfa-bungarotossina si lega ai nAchRs con subunita' alfa 7, sia dei mammiferi che dell'ape.
Fotografia destra: rappresenta la base dell'antenna cerebrale destra, che come l'altra antenna è costituita da chitina e tessuto ricco di nAchRs con subunita' alfa 7.

Il neonicotinoide imidacloprid, che ha falcidiato colonie intere di api, non agisce come l'alfa-bungarotossina, perche' creato in modo da non rendersi tossico per l'uomo . L'imidacloprid agisce su nAchRs dell'ape privi di subunita' alfa 7.
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Un legame tra ape ed uomo: le subunita' alfa 7 nei recettori nicotinici

I recettori nicotinici dei mammiferi hanno due tipologie costituzionali:
- un AchR è rappresentato da cinque subunita' proteiche alfa 7
- l'altro AchR è rappresentato da tre subunita' proteiche beta 2 e due subunita' proteiche alfa 4

I recettori nicotinici dell'Ape Mellifera (nAchRs) sono costituiti da cinque subunita' proteiche come avviene per i mammiferi, ma grazie all'editing del Rna nell'ape, si possono avere piu' combinazioni nella costituzione delle subunita' costituenti i nAchRs.
Il genoma dell'ape ha a disposizione geni per un produzione di nAchRs che grazie all'editing dell'Rna A to I, si ottengono 11 subunita' proteiche che si possono combinare nei vari nAchRs, e un certo numero di recettori si presentano con subunita' alfa 7 identiche a quelle dei mammiferi. Questo indica un'antichissima parentela tra uomo ed ape
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Recettori nicotinici dell'Ape Mellifera

Il sistema nervoso dell'Ape Mellifera funziona con alcuni neurotrasmettitori, tra cui emerge nel nostro caso, per comprendere una delle cause di morte dell'ape, l'Acetilcolina (Ach) funzionante nel sistema nervoso colinergico degli invertebrati e vertebrati. Questo neurotrasmettitore viene secreto dalle terminazioni nervose (tramite un potenziale d'azione d'azione che scorre lungo gli assoni dei neuroni), raggiunge lo spazio sinaptico, per poi aggregarsi al recettore di un neurone, determinando una variazione del potenziale di membrana, variando il flusso degli ioni per raggiungere un potenziale d'azione che scorrera' lungo l'assone del neurone.
L'Ach a livello del recettore di natura proteica (suddivisa in subunita') e costituita quindi di amminoacidi, interagisce a livello di un ponte disolfuro costituito da due amminoacidi di cisteina nella subunita' alfa7, determinando un cambiamento conformazionale che causa la variazione dei flussi ionici.
Il recettore nicotinico (AchR) attraversa tutta la membrana fofsolipidica della cellula neuronale, suddividendosi in una regione:
extracellulare
intramembrana
citoplasmatica
Veleni come il curaro e l'alfa-bungarotossina impediscono all'Ach di occupare il suo recettore impedendo la trasmissione dell'impulso nervoso, provocando una paralisi funzionale.
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domenica 10 gennaio 2010

BANCA DATI SALVA APE

L'uomo dipende dalla vita dell'Ape Mellifera, con la sua estinzione potrebbe vivere poco tempo (Albert Einstein); quindi l'uomo per salvaguardare se stesso deve tutelare l'ape.
TUTTI POSSIAMO PARTECIPARE AL SALVATAGGIO DELL'APE MELLIFERA con la formazione di una BANCA DATI SALVA APE, aggiungendo qualsiasi tipo di informazione di questo famoso insetto: osservazioni empiriche o scientifiche, foto, videoregistrazioni,, ricerche sul Web.
La banca dati salva ape assumerebbe un valore statistico utile per tutti e per la ricerca, dato che potrebbero emergere una sommatoria di informazioni che porterebbero ad una migliore comprensione della consistente moria dell'ape.


Un invito a tutti a partecipare.
Guglielmo Castagnoli (Italia)
e-mail: guglielmo.castagnoli@gmail.com

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